CIVIL READINGS – PROSSIMI APPUNTAMENTI:
IO SONO CAPITAN MERAVIGLIA
di Michele Mariniello
In una stanza spoglia, sotto la luce fredda di un neon, Met tiene prigioniera sua madre, legata a una sedia. Non è un criminale, ma un giovane uomo spinto da una crisi profonda, deciso a forzare un confronto con il proprio passato. Tuttavia, quella che inizia come una spedizione punitiva si trasforma rapidamente in un duello psicologico serrato, dove il confine fra vittima e carnefice si dissolve, lasciando emergere la natura tossica e indissolubile del loro legame.
In questo scontro a due si inserisce una terza, enigmatica presenza: Capitan Meraviglia, l’idolo dei fumetti d’infanzia di Met. La sua comparsa rompe il realismo della scena, portando il confronto su un piano surreale e grottesco dove l’ideale del supereroismo si scontra con la nuda realtà.
Tra minacce e scampoli di una quotidianità mai dimenticata, il testo esplora il peso delle eredità familiari e l’incapacità di recidere il cordone ombelicale. Un viaggio spietato e onesto dentro le macerie del passato, alla ricerca di una tregua possibile tra un figlio che reclama il suo diritto a essere visto e una madre che non è disposta a concedere nulla: una riflessione sulla necessità del perdono, anche quando questo sembra passare attraverso la distruzione di tutto ciò che è stato.
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CIVIL READINGS – DATE PASSATE:
Riflettori accesi su: @luca.cardetta
A che serve il petrolio?
In un mare fatto di attese e silenzi che nessuno dei due sapeva nominare, l’incontro tra il ragazzo e l’adulto diventa una macchia di petrolio: un’ombra che si espande in ciascuno di loro, cambiando per sempre ciò che credevano di essere. La lettura scenica si terrà domenica 14 dicembre alle ore 16:00 presso Spazio Polline – Milano.






CAST

SINOSSI
Qual è il confine tra vittima e carnefice?
Due voci. Due epoche. Due solitudini si sfiorano e si contaminano. Un ragazzo del 1992 e un professore del 2025 dialogano attraverso il tempo, evocando ricordi, fallimenti, desideri, ferite. I due si incontrano attraverso un percorso di ripetizioni private. Il ragazzo cerca ascolto e riconoscimento; il professore, consumato dal passato e incapace di elaborare i propri fallimenti, trasforma quel rapporto in un terreno affettivo.
Tra i due si crea un legame che attraversa le pagine, una voce che si riflette nell’altra, un dialogo tra un ragazzo che vuole diventare adulto e un adulto che non è mai stato ragazzo. A legarli, l’acqua: il mare dell’infanzia, le piscine degli agoni sportivi, la materia fluida della scienza e della memoria. Ma su quell’acqua incombe l’ombra nera del petrolio: sostanza vischiosa, simbolo di una crescita distorta, di un mondo contaminato, di una coscienza che non trova redenzione. Una goccia di petrolio può infettare il mare, proprio come un gesto può trasformare e corrodere per sempre la vita di qualcuno. Ciò che resta è un corpo che non è più lo stesso, una coscienza macchiata, un mare che non tornerà limpido.
A che serve il petrolio? è un testo poetico e disturbante, che tenta di esplorare la vulnerabilità dell’adolescenza, il potere delle parole, il peso dei gesti. Un testo che non condanna, non assolve, ma costringe lo spettatore a guardare dove spesso si preferisce distogliere lo sguardo.





